Contrasto all’evasione

Sentenze dei giudici e circolari delle Entrate danno spazio crescente ai dati raccolti online

di Cristiano Dell’Oste e Giovanni Parente

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L’«occhio indiscreto» dei social. Anche le immagini delle vacanze caricate su Facebook o Instagram documentano attività e consumi dei cittadini (AdobeStock)

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L’ultimo caso è quello di un Comune abruzzese – Pineto, in provincia di Teramo – che è riuscito ad accertare l’imposta di pubblicità non versata per quattro anni grazie ad alcune foto scaricate da Google Street View. Le immagini, in particolare, mostravano un veicolo su cui era installato un cartellone pubblicitario e la Cassazione (ordinanza 308/2020) ha respinto le obiezioni del contribuente, che contestava l’utilizzabilità delle foto (si veda l’articolo in basso). Con un piccolo paradosso, è uno dei tanti modi in cui i giganti del web – spesso accusati di evadere le imposte in Italia – offrono indirettamente informazioni preziose al Fisco.

Finte Onlus e case dai prezzi sgonfiati
L’agenzia delle Entrate ha ammesso il ricorso alle «fonti aperte» (compresi siti e social network) fin dalla circolare 16/E del 2016. Tra le applicazioni citate, c’è l’utilizzo del web come fonte di informazioni sulle caratteristiche degli immobili compravenduti e sulla zona in cui si trovano. Come dire: un elemento a rinforzo delle quotazioni rilevate dall’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi). Il tutto con l’obiettivo di scovare chi ha sottodichiarato il prezzo di acquisto di un fabbricato (al di fuori dei casi in cui scatta il “prezzo valore”).

Anche la Guardia di finanza, nella circolare 1/2018, diramata a fine 2017, menziona gli «elementi non risultanti dalle banche dati», facendo riferimento – ancora – alle «fonti aperte». Concetto poi ripreso nelle Linee guida per la programmazione 2020 delle Entrate, che chiedono ai funzionari degli uffici perifierici di cercare le finte Onlus monitorando, tra l’altro, i siti internet «che pubblicizzano l’offerta di prodotti o servizi commerciali, come i centri benessere, la gestione di palestre, piscine» o magari cinema e teatri.

L’utilizzo «sartoriale» e gli algoritmi in Francia
Quello che si delinea nei documenti del Fisco italiano è un uso “sartoriale” di internet, in cui il personale dell’Agenzia – con tutti i limiti di organico aggravatisi negli ultimi tempi – è chiamato a individuare le immagini e i dati che inchiodano il contribuente.

Diversa è invece la via intrapresa dalla Francia, che punta a un utilizzo “industrializzato”. La legge di Bilancio 2020 trasalpina (articolo 154) prevede, infatti, la raccolta e l’analisi automatizzata dei dati pubblicati dai cittadini sui social network.



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