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Entro aprile dovrebbe arrivare la legge delega con l’identikit della nuova tassa sui redditi delle persone. Ecco come potrebbe essere

di Marco Mobili, Gianni Trovati

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Semplificazione, alleggerimento della pressione fiscale e progressività. Con un orecchio attento ai contributi tecnici che arriveranno dagli studiosi e dalla società. Così il ministro dell’Economia Gualtieri ha rilanciato giovedì scorso nel suo intervento a Telefisco il cantiere della riforma Irpef che entro aprile dovrebbe produrre la legge delega con l’identikit della nuova tassa sui redditi delle persone. Sul tavolo stanno per arrivare le diverse proposte dei partiti, dalla riforma integrale ipotizzata da Italia Viva al modello a tre aliquote dei Cinque Stelle.

Ma nella girandola delle ipotesi sembra trovare uno spazio crescente il modello tedesco della progressività continua. Sul punto si è già spesa pubblicamente Leu, ma l’idea piace anche al Pd e in particolare ai suoi esponenti al ministero dell’Economia.

È ovvio però che su un tema così complesso, reso scivoloso dall’incrocio infinito di variabili che ha deformato l’Irpef attuale, il dibattito politico si deve appoggiare ai risultati delle analisi tecniche sugli effetti possibili dei diversi interventi. E sul modello tedesco dell’aliquota, che cambia in continuo a ogni modifica del reddito, la prima proposta puntuale arriva dal gruppo di lavoro Astrid sulla fiscalità.

L’analisi condotta da Ernesto Longobardi, Corrado Pollastri e Alberto Zanardi parte dalla situazione attuale, tiene conto dell’ultimo intervento sul cuneo fiscale, e offre una strada possibile per la nuova Irpef alla tedesca. Con una funzione che applicata al reddito lordo calcola direttamente l’imposta, cancellando le detrazioni legate alle varie tipologie di reddito. E con tre obiettivi: un’Irpef più semplice, senza i salti d’imposta e i paradossi che caratterizzano l’impianto attuale, più facile da leggere per il contribuente, che conoscerebbe l’aliquota effettiva applicata a ogni reddito in base alla formula. E specularmente più semplice da gestire per i governi, che potrebbero valutare senza troppe incognite l’impatto distributivo di ogni possibile modifica.

In pratica, il nuovo modello prevederebbe una corrispondenza continua, che a ogni livello di reddito associa una percentuale da applicare per ricavare l’imposta, ma senza superare l’attuale aliquota marginale massima, il 43%. Cancellando le detrazioni per tipologia di reddito, le curve Irpef sarebbero tre, differenziate per dipendenti, pensionati e autonomi. Per tener conto delle diverse spese di produzione del reddito (lorde per i dipendenti, determinate in via analitica per gli autonomi e assenti per i pensionati) che oggi sono gestite con le detrazioni.



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