Due round di scudi fiscali e la voluntary disclosure (con un bis un po’ sottotono) hanno contribuito, non senza le contraddizioni che bollano ogni sanatoria, a fare emergere una
parte probabilmente rilevante delle attivit finanziarie detenute illegalmente all’estero dai contribuenti italiani. Due meccanismi che perseguivano in momenti diversi finalit analoghe, pur con enormi differenze
sia sul versante dei costi sia per la procedura, con lo scudo che regalava l’anonimato e la voluntary che invece era, appunto,
un’emersione volontaria, nell’ambito di una procedura condivisa a livello internazionale.

Che rimane oggi di quelle esperienze? Si dice che nulla sia pi mobile della ricchezza. Il che sembra essere vero anche nel
nuovo mondo, quello fatto di trasparenza e scambio di informazioni tra i Paesi, di presunta lotta ai paradisi e al segreto
bancario (con troppe eccezioni anche dentro la casa europea), quello dei monitoraggi fiscali pi o meno efficaci.


A colpire, per, che – come dicevano i nonni – la lingua batte dove il dente duole. E, gira e rigira, si torna sempre a
parlare di condoni, che – insieme alla flat tax – sembrano essere l’unico argomento fiscale in grado di stimolare la fantasia,
l’interesse e la passione del governo.

Anzi, il condono, nelle sue molteplici declinazioni, diventato un elemento di straordinaria continuit tra gli ultimi governi
del centro sinistra e l’attuale pentastellato-leghista. Quasi uno stato naturale, persistente e automatico del sistema tributario.
Al punto che i componenti del governo si vantano dei condoni: Matteo Salvini, giorni fa, ha celebrato il successo della rottamazione-ter,
molto apprezzata dai contribuenti, voluta da questo Governo e votata dal Parlamento. Un segno di come si sia perso il senso
della misura, trasformando un evento che dovrebbe essere incidentale ed eccezionale (ovvero, ogni sanatoria, in quanto eticamente
inopportuna) in una scelta di cui andare fieri e di cui riscuotere il dividendo in termini elettorali (non scordiamo che anche
chi evade le tasse poi va a votare).


E quando lo stesso ministro Salvini, vice premier, parlando di cassette di sicurezza, dice che bisogna ridare agli italiani
il diritto di usare contanti nascosti, dice una cosa ancor pi incredibile. Finisce, speriamo involontariamente, per trasformare
il pi eclatante e pericoloso dei condoni in un diritto. Poco importa, pare di capire, da dove vengano quei soldi “nascosti
sotto i materassi”. Il solo fatto di averli fa sorgere un naturale diritto a utilizzarli (e ripulirli) legalmente. proprio
superfluo chiedersi se vengano da evasione, riciclaggio, corruzione, droga o mafia?

Il problema dei contanti “nascosti” esiste, visto che persino il procuratore di Milano, Francesco Greco, ha pi volte sollevato
il tema e provato a ipotizzare soluzioni (condono con obbligo di acquistare titoli di Stato vincolati per un certo periodo).
Ma, come al solito, un conto immaginare un percorso coerente, che insieme alla sanatoria imponga, per esempio, nuovi e pi
stringenti regole sull’uso del contante. Un altro conto immaginare l’ennesimo liberi tutti fiscale. Porterebbe forse qualche
voto in pi, ma ucciderebbe davvero quel poco di credibilit rimasta al sistema.

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