Alla sala Di Cocco della sede centrale delle Entrate a Roma, si è svolto un incontro promosso dal Comitato unico di garanzia con le preziose testimonianze di Cristina Carelli e Gino Cecchettin

La violenza di genere non è un tema che riguarda soltanto le vittime o le persone direttamente coinvolte. È una questione che interpella l’intera società e chiama in causa ciascuno di noi, nelle relazioni quotidiane, nel linguaggio che utilizziamo, nelle scelte che compiamo e nei contesti in cui viviamo e lavoriamo. È questo il messaggio che ha attraversato il convegno “Abitare il cambiamento. Donne, uomini e istituzioni per la cultura del rispetto e la decostruzione della violenza”, che si è svolto questa mattina, mercoledì 14 ottobre 2026, presso la sala Di Cocco della sede centrale dell’Agenzia delle entrate, a Roma. L’incontro, promosso dall’Agenzia delle entrate e dal Comitato unico di garanzia, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo associativo e della società civile in una riflessione condivisa sulle radici culturali della violenza e sugli strumenti necessari per prevenirla.

Ad aprire i lavori sono stati il direttore dell’Agenzia, Vincenzo Carbone, e la presidente del Comitato unico di garanzia (CUG), Luisa Giordano, a cui sono seguiti l’intervento video dell’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, e il contributo di Cristina Carelli, presidente dell’Associazione nazionale D.i.Re. – Donne in Rete contro la violenza, e di Gino Cecchettin, presidente onorario dell’Osservatorio regionale del Veneto sulla violenza contro le donne.

Nel suo intervento, il direttore Carbone ha richiamato la responsabilità che ciascun cittadino è chiamato ad assumere di fronte a un fenomeno che non può essere considerato estraneo o distante. La violenza colpisce l’intera comunità e richiede una presa di posizione collettiva: non abbassare la guardia, non restare indifferenti, “fare rumore” ogni volta che è necessario difendere il rispetto della persona. Le istituzioni, e tra queste anche l’Agenzia delle entrate, sono chiamate a svolgere un ruolo attivo nella costruzione di contesti nei quali ogni persona possa sentirsi rispettata e tutelata. Perché la qualità delle relazioni che un’organizzazione è in grado di costruire rappresenta anche una misura della sua stessa qualità.

Proprio in questa prospettiva si collocano le iniziative che l’Agenzia ha sviluppato negli anni per promuovere il benessere organizzativo e prevenire discriminazioni, molestie e violenze: dal Codice di condotta alla rete delle Consigliere e dei Consiglieri di fiducia, dalle attività formative ai percorsi di sensibilizzazione rivolti al personale. Un impegno che trova continuità anche nelle iniziative promosse in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, tra cui la campagna “Posto Occupato”, “Vestiamoci di rosso” e l’iniziativa “Mettiamoci la firma”, che invita tutto il personale a utilizzare una frase significativa in calce alla firma delle email per diffondere messaggi dedicati alla cultura del rispetto attraverso la comunicazione quotidiana. La frase scelta quest’anno è tratta da una dichiarazione del Presidente Mattarella: “Non può esserci amore senza rispetto, senza l’accettazione dell’altrui libertà”.

Quest’anno è stata introdotta l’ulteriore iniziativa del “minuto di rumore”, gesto simbolico per ribadire la volontà di non restare in silenzio di fronte alla violenza. È stato inoltre ricordato il numero pubblico antiviolenza e stalking 1522, strumento fondamentale di supporto e orientamento per le vittime.

Nel suo intervento, Luisa Giordano ha sottolineato come l’iniziativa si inserisca tra le azioni previste dal Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) per la diffusione di una cultura fondata sul rispetto della persona e sul contrasto di ogni forma di discriminazione, violenza e prevaricazione. La presidente del Cug ha ricordato che la violenza di genere continua a rappresentare una delle più gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona e che dietro i numeri ci sono vite, storie e sofferenze spesso rimaste invisibili.

Un passaggio particolarmente significativo del suo intervento ha riguardato le radici culturali del fenomeno.. Il contrasto alla violenza richiede prevenzione, educazione, consapevolezza e una responsabilità condivisa che coinvolge famiglie, scuole, istituzioni e luoghi di lavoro.

Da qui il significato del titolo scelto per l’evento. “Abitare il cambiamento” non come auspicio affidato al futuro, ma come pratica concreta da esercitare nel presente, attraverso i comportamenti, il linguaggio, le relazioni e gli esempi che ciascuno offre ogni giorno. Un cambiamento che richiede la partecipazione di tutti e tutte e che trova un’efficace sintesi nella frase scelta dall’Agenzia per l’iniziativa.

Il tema del cambiamento culturale è stato ripreso anche da Cristina Carelli, presidente di D.i.Re. – Donne in Rete contro la violenza, che ha portato l’esperienza maturata in oltre venticinque anni di lavoro accanto alle donne vittime di violenza. Attraverso la rete nazionale dei centri antiviolenza vengono accolte ogni anno migliaia di donne, spesso ben prima che la situazione degeneri in episodi irreparabili. Per questo, ha sottolineato Carelli, è fondamentale imparare a riconoscere i segnali precoci del controllo e della sopraffazione, senza ridurre il fenomeno alle sole manifestazioni più estreme come il femminicidio.

La presidente di D.i.Re. ha evidenziato come la violenza possa assumere forme diverse, da quella psicologica a quella economica, e interessare donne di qualunque età, livello culturale o condizione sociale. Ha inoltre invitato a superare alcuni stereotipi ancora diffusi, a partire dall’idea che le donne che subiscono violenza siano fragili o incapaci di reagire. Uscire da una relazione violenta è spesso un percorso complesso, soprattutto quando sono coinvolti affetti, figli e progetti di vita. Da qui l’importanza di conoscere e valorizzare il ruolo dei centri antiviolenza, che garantiscono accoglienza, anonimato e sostegno specializzato. La violenza, ha ricordato, è una scelta e non il frutto di un raptus o dell’incapacità di controllare le proprie emozioni.

Particolarmente intensa la testimonianza di Gino Cecchettin, che, a partire dalla sua drammatica esperienza personale, ha invitato a fare propria un’idea di responsabilità corale nella prevenzione della violenza. Nel suo intervento ha richiamato il ruolo delle istituzioni, delle famiglie, della scuola, dello sport, dell’informazione e del mondo del lavoro nella costruzione di una cultura fondata sul rispetto e sulla dignità della persona. Un cambiamento che, come suggerisce il titolo del convegno, non può limitarsi a essere osservato da lontano, ma deve essere vissuto e abitato quotidianamente attraverso comportamenti concreti che partono da ciascuno di noi, dal linguaggio che usiamo, dal superamento degli stereotipi, per prevenire le discriminazioni e promuovere relazioni libere, sane e fondate sul riconoscimento della dignità di ogni individuo.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/ Vai all’articolo originale